martedì 7 settembre 2010

L’ingegnere biondo con gli occhialini


In uno di quei giorni anonimi di agosto,nelle immediate vicinanze delle 15,di quelle giornate che se non sei in vacanza ti appaiono grige e stanche come qualcuna di novembre,arrivo l’ingegnere biondo con gli occhialini da intellettuale,dalle linee sensuali.L’accompagnava un politico di professione della cosa rossa(rosacrociano)e il presidente Musicista che erano come i leoni con una gazzella in una pianura a pascolare.L’ingegnere non aveva un grande fisico ma aveva certe linee del corpo, minute ma gentili,che facevano gugolare anche il respiro che esplorava emozioni,mentre l’anima già in fermento,caricava la pelle di quelle emozioni che nascono soltanto per essere eruttate.Gli occhialini poi le davano quell’aria da intellettuale che sul viso di una donna fanno partire il treno che è in ognuno di noi per quei orizzonti erotici,tutti da gustare in giochi sul tavolo del tinello,nella posizione di odalisca, che poi se nel suo bagaglio di femmina ci fosse stato anche un fondoschiena da creola,si potevano aprire squarci di erotismo,come lungo e nelle pagine di Lolita.Mentre la guardavo negli occhi, truccati dagli occhialini...cominciai a sognare...uscendo dalla Noia di quei giorni e della vita in particolare...la spogliavo già appoggiata sul tavolo,con gocce di miele sui capezzoli,sui piccoli seni, come dolci mignon con ciliegine,con la musica in sottofondo,mentre già la esploravo con le mani lungo i suoi fianchi snelli e con le labbra sui capezzoli, a gustare miele e carne,come un carpaccio di donna.E poi sollevandole le cosce mi infilavo dentro, con tutto il mio desiderio che voleva pioggiare là in fondo a quella fessura, dove gli uccelli fanno il loro nido.Era meravigliosamente eccitante sbatterla sul tavolo ed ad ogni colpo nella mente una foto del paesaggio che si apriva nei miei sguardi fin laggiù sopra Montevergine,laddòve come l’Albatros di Baudelaire volteggiava l’anima mia monacale.

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