lunedì 6 settembre 2010

#A Facenda isca Muller

capitolo settimo-Stamani ci siamo tutti,tranne i partenopei,nella Villam ho una nuova macchina a mia disposizione che darà sfogo alle mie fantasie accoccolate là nella mente che insieme ai dubbi che nascono dall' l'anima,pioggiano nella mia vita,griffandola!
Abbiamo lasciato nel ferragosto le nostre smanie post-italiche, metastizzate dal sogno americano, e siamo alla ricerca del capo della matassa per svincolarci dalla noia che erutta da ogni nostro gesto e dai rapporti interpersonali ormai usurati dai nostri piccoli egoismi o dagli stati d'animo,dettati anche dalle esperienze del passato e rese più salate dai nostri contrasti, che a volte non hanno neanche una fonte reale ma solo il dispetto della mano da vincere ad ogni costo.In questo gioco delle parti, che dopo un po' non mi affascina più, come il Martin Eden di London.La Villam respira di vita propria e salvo i lavori tipici del contadino, oltre l'orizzonte quotidiano,non vedo una prospettiva aziendale in una ottica imprenditoriale.Essendo un ibrido tra azienda agricola e solidale,non si partoriscono che chiacchiere,anche in buona fede,ma se mi guardo intorno vedo che il vino dell'anno scorso è ancora in cantina ,mentre si appresta un'altra vendemmia,come ho già avuto modo di scrivere in questo diario di bordo,la fattoria mi sembra una comune dove tutti prendono iniziative,salvo poi richiamarti e appellarti a cinico, se sei tu a sindacare su qualche iniziativa che t'è sembrata fuorviante alla linea della fattoria,anzi,posso nel giusto affermare che la villam è diventata la Fattoria degli Animali di Orwell.C'era qualche”animale” più uguale degli altri,perchè dopo ogni”rivoluzione interna”e la stesura di nuovi ordini del giorno,tutto restava come prima,anzi ogni volta ognuno di noi perdeva un poco della sua libertà,perchè mentre da una parte questi ordini del giorno ci vincolavano al rispetto più rigido delle regole dall'altra qualcuno continuava a fare quello che meglio gli tornava utile.Così oggi mentre scrivo e mi guardo intorno vedo il pavimento sporco della sala pranzo,perchè qualcuno contravvenendo alle regole ha camminato con le scarpe da lavoro,mentre Frate Frac il cuoco mi palesa che la cucina viene usata anche al di fuori della quotidianità della villam,portando prove ai suoi assunti ,come cestini riempiti con pasta e non consumata e spostamento delle stoviglie posizionate fuori dalle sue regole di gestione della cucina.
Inoltre,il via vai dalle cucine continua negli intevalli di tempo dove il Direttore è impegnato in altre mansioni e qualcuno passeggia per questi locali e neanche puoi dire nulla,non per paura ma perchè puoi ferire la dignità dell'individuo e questo non mi piace,perchè sono miserabili inconvenienti del quotidiano se paragonati ai problemi sociali che già si stanno azzuffando il questo momento storico,attraversato,percosso e umiliato da una crisi economica spaventosa dagli esiti ancora incerti ma che sicuramente cambierà il mondo che conta e le tonalità e i gradi del Potere Economico Finanziario delle diverse Istituzioni che hanno in mano le chiavi della Storia.

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